La matassa dell’amore. 

Rattoppiamo ferite di vite passate
Ancora vivide purché consumate.

Brandelli di felicità aggrappati 
ai fili dei ricordi 
impolverati e mai sordi.

Pungiamo allontanandoci per ricongiungerci
Gridando prima di perderci

Ci ritroviamo uniti sotto un mantello di speranze 
Il cui orlo s’è scucito delle nostre distanze. 

Osserviamo il sorgere dei colori
Avvolti solo dai nostri respiri 
Mentre un vento umido assopisce i nostri albori.

Ma ecco lo strappo temuto
Il viaggio dei cuori è ora un ritmo muto.

E stringiamo, stringiamo i fili dell’amore
Cercando di contenere 
le pareti del cuore
Ma tutto si sa: prima o poi, muore.

Questo è il destino 
Di un sentimento sempre esistito 
Che finisce spesso per disfarsi nell’infinito.

Affogando nell’eco eterna 
Delle valli dell’amore
Ci si inabissa in una matassa che rammenta una caverna.

All’interno una voce 
rammenta la tua croce: 
‘Non più soffrir vorrai 
E per farlo sempre amor cercherai’.