La stagione dell’amore

La stagione dell’amore

Rivivo il sapore
Dei baci sciupati
in quegli autunni fragili

Dove come le foglie,
assaporavamo l’ultimo respiro
prima di cadere nelle braccia dell’altro.

Immobile, t’osservavo
non curante del tempo
che lentamente ci consumava.

Ma tu sorridevi
e l’inverno non sarebbe per me mai più esistito.

Sostenevi i miei lunghi sogni
tra le tue braccia morbide
Quando accarezzando i miei capelli,
pure il vento tremava d’invidia.

sospiravamo amore
tra quei bisbigli tiepidi
che ci riscaldavano il cuore.

Le stagioni dell’amore
non conoscono inverni
Poiché le anime degli innamorati
Vivono del proprio ardore

e mentre il tempo sussurrava
il suo trascorrere,

mentre l’eternità abbracciava l’infinito,
i nostri sguardi complici intuivano
che per sempre noi,
saremmo stati amore.

-Alessandro Montalbano Gucciardo

28th of April, 2018

Una Rosa Rossa L’Ibertà

Il filo spinato si inarca culminando con una rosa rossa sangue.
le sue spine sono artigli che come avvoltoi divorano la pelle
al di la del muro, il cielo, non si distingue
grigio, immenso, privo di stelle

la neve ricopre le macchie della crudeltà
così che svaniscano sotto di un velo color purezza
che evoca una rinascita che non ha età.
la primavera è alle porte e non vi è che amarezza.

la neve scioglie i sorrisi
il freddo ferma i respiri
dinnanzi ad una rosa rossa
non vi è anima che possa
non desiderarne la vivacità
ed assorbirne la libertà.

curioso mi fermo ad osservare
il suo manto immortale
ne sfioro i contorni vellutati
di quei petali ghiacciati

fragili come la speranza
di chi osa con noncuranza

ed un brivido mi sussurra tra le urla
che era inutile sedurla
la morte vinse ancora una volta
quella rosa rimase incolta

-Alessandro Montalbano Gucciardo

4th of April, 2018

Riscatto l’anima

Riscatto l’anima
sensazioni inaudite
percepite
da profumi ancestrali.

Rimbombano nell’abisso del mio cuore
nell’infinito dei pensieri
nel riecheggio di quel fischio silenzioso
di una vita sfuggente.

Custodito negli occhi lamentosi
di montagne di parole dimenticate
sconnesse,
il ricordo di memorie distanti.

Vicina, l’eclisse
spiraglio di luce
all’inaugurazione dell’oscurità
che sboccia, che appassisce
che lascia con il fiato sospeso
chi assiste.

Sull’altare eterno
di quell’attimo dimenticato,
nel tempo sconnesso
di quel presente ormai passato
tra pulsioni e grida
ritroviamo la libertà.
Il riscatto dell’anima.

-Alessandro Montalbano Gucciardo

November 2017

Il progresso nell epoca moderna

Siamo perduti,
tatto, vista, udito
siamo disorientati
potrà forse mai la macchina darci sollievo?
liberaci dalle catene con cui ci hai legato!
ai, adorato progresso le aspettative erano altre
L’innovazione non doveva essere privazione, il progresso non doveva essere regressione.
L’uomo sta diventando simile alla macchina e la macchina all’uomo.
Oh macchina sarai forse tu ad insegnarci i valori perduti?
stiamo disimparando quello che non siamo in grado di insegnare.
Se una macchina non lo può fare non ne vale forse la pena? Da chi imparare se non da noi stessi?
La macchina è come uno specchio che ci riflette in ogni salotto, stanza, scrivania del mondo
quando ci stuferemo di vivere delle false rappresentazioni di come viviamo?
E siamo presenti nei salotti, sulle scrivanie nelle case di quegli immobili, oscuri invisibili spettri
che conoscono non conoscendo che vengono a sapere non sapendo
non vedranno la realtà ma un miraggio irresistibile
e ne faranno tesoro
e questi saranno i più poveri.

-Alessandro Montalbano Gucciardo

Il viaggio finale. La fine è un nuovo inizio.

Si diventa sempre un po’ nostalgici quando ci si ritrova a pensare che un giorno si partirà. Quel tanto atteso viaggio dall’indefinita meta che abbiamo iniziato fin dalla nascita aspetta il nostro raggiungimento. Soli lo abbiamo iniziato e soli lo concluderemo. Tanti i viaggiatori che come noi vagheggiano e si chiedono, ci chiedono, ci spiegano. Nessuno sa e nessuno vuole infondo davvero sapere la destinazione. Ma se andiamo verso qualcosa, qualcosa ci deve pur essere. Vorremmo andarcene lasciando qualcosa. Siamo sempre alla ricerca di memorie. Vorremmo poter lasciare qualcosa che ci ricordi proprio perchè ogni viaggio è interessante per quello che lasciamo e quello che ci si porta con sé. E poi si ha paura ma la paura è la caratteristica del viaggiatore, il nuovo è sempre un incognita sopravvalutata. Se si potesse lasciare un segno, graffieremmo la terra, stracceremmo il cielo, uniremmo le stelle, vorremmo gridare c’ero anche io. Ma il grido non è caratteristica del viaggiatore, lui i gridi li ascolta e li ammira e li porterà per sempre con se. Questi sono probabilmente tutto ciò che porterà con se. E’ difficile lasciare il segno se non nell’altro, è un graffio che verrà tramandato. Finiamo l’inizio del percorso con un pianto e iniziamo la fine del viaggio con un sorriso.

-Alessandro Montalbano Gucciardo

About Knowledge.

About Knowledge.
‘I know, that I know nothing’ (Socrates).
Everything we know it has been thought to us, the name of the things we see, the words we use, the language in itself is something that has been thought to us. Knowledge is experienced through memory. I know who I am because I know who I was yesterday, and the day before yesterday and the day before and so forth until the day we were born. Without my memory, I could only be a new me. A new me looking for knowledge and without previous knowledge. Everything would be new to me. If that would be possible this would mean that I would be able to discover my own knowledge. Nothing that someone had theorised and thought to others, myself included. However, what I would discover would be “belief” more than knowledge. But beliefs can be either true or false. “Knowledge is true belief”, Plato said.
But does one really have to believe something in order to know it? and do we believe everything we know?

-Alessandro Montalbano Gucciardo

Sul viaggiare…

Si è sempre un po’ tristi quando si parte, si è sempre un po’ felici quando si arriva. Si è sempre alla ricerca di qualcosa. Si ritrova un amico, si incontra uno sconosciuto. Ci si guarda e non ci si riconosce. Noi viaggiatori, inconsci di memorie parallele, col cor pulsante, saggi e coraggiosi, vagheggiamo in questo infinto che mai finirà di essere nostro.

10/09/16

-Alessandro Montalbano Gucciardo

A first glance in my Daily thoughts

I wrote this for an exercise. It’s about an Immaginative city.

 

The city is called in many different ways and no-one seems to be bothered about it. Foreigners call it wrongly sometimes, leaving a smile on the lips of those who have never traveled before or simply don’t speak another language. They find in such a familiar name with unfamiliar accent, something exotic and peculiar to them.

The city has lots of inhabitants, and the differences between them are many. However, no one seems to care about it because each individual feels other’s individuality as his own. Everybody is empathic and no one blame others for their differences. Beauty does not exist because the concept of ugliness does not exist. When people look at each other, they see who they really are because everyone is one and only. In the city everything is known and it is well known that everything is still to learn. People learn every day and their mistakes are the reminder that not everything is perfect. Their formation consists in seeing who they are and being part of what they know. In fact they are what they know but they don’t know who they are.

They don’t believe in just one thing because despite one is one and only his thoughts are many and endless. Every belief is believable but yet none has been proven. Nobody knows or is willing to know the ultimate truth because they know they will know it eventually.

Every object in the city is unique and if its shape is irregular or its colour not colourful or even if that object seems to be useless, every inhabitants looks at it with eyes of admiration for something that within its existence stands there, in front of them, for a reason or another.

The city is invisible to those who don’t want to open their eyes. The city does not exist for those who simply live.

-Alessandro Motalbano Gucciardo